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La Corte , Rosanna Tempestini Frizzi

 

 

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...questa prima manifestazione si configura come uno studio seminale di un cammino lungo il fiume, che tocchi ogni aspetto delle possibili interazioni, dall'utilizzo energetico a quello estetico volto alla produzione di materiali utili ai più svariati approfondimenti.

 

 

LUCE D’ARNO
RISCOPRIRE IL FIUME

da un’idea di Carlo Valentini con la direzione artistica di Rosanna Tempestini Frizzi

SIGNA: dal 3 all’11 settembre 2016
STIA: dall’8 al 16 ottobre 2016
ELLERA: dal 29 ottobre al 6 novembre 2016

 

Sono passati 50 anni dall’alluvione del 1966 e c’è da esser certi che non mancheranno
manifestazioni più o meno celebrative.

Non è questo l’intento del progetto LUCE D’ARNO che parte da Signa il 3 settembre per un percorso di riscoperta del fiume che farà tappa a Stia, e quindi al mulino dell’Ellera per completarsi a Pisa nell’ottobre del prossimo anno.

“Questa prima manifestazione si configura dunque come uno studio seminale di un “cammino lungo il fiume” che tocchi ogni aspetto delle possibili interazioni, dall'utilizzo energetico a quello estetico volto alla produzione di materiali utili ai più svariati approfondimenti” www.lucedarno.it

Dunque analisi dell’habitat naturale e degli insediamenti al fine di definire un paesaggio umano della valle dell’Arno, ripercorrendone la storia e pensandone i futuri sviluppi, tra tradizione e tecnologia. Un approccio che sia da un lato di “Archeologia Umana” per usare la definizione di Berlinghiero Buonarroti, uno dei protagonisti del progetto, dall’altro di “Antropologia fluviale” pensando alle potenzialità dell’intero bacino.

L’iniziativa intende pertanto tentarne una lettura complessiva che si estende concettualmente egeograficamente aldilà del capoluogo toscano mirante a comprendere i sistemi relazionali chene hanno permeato vita, attività, e relazioni di comunità.

La rassegna ricca di eventi (arte, cinema, fotografia, incontri di approfondimento scientifico, musica, reading, video), avrà un occhio di riguardo per l’Arte Contemporanea che andrà adinsinuarsi in luoghi nascosti, spesso abbandonati, ma ricchi di storie, e testimonianze delle esistenze che li hanno determinati.

CON IL PATROCINIO:

REGIONE TOSCANA,

COMUNE DI SIGNA,

COMUNE DI FIESOLE,

COMUNE DI PRATOVECCHIO-STIA

MEDIA PARTNER:

ADFUTURA,

QUALE ENERGIA,

MYMOVIES.IT

 

WEBSITE: www.lucedarno.it


IMMAGINI: www.lucedarno/foto/press1.zip

 

 

 

SIGNA (FI)

OPIFICIO MICHELAGNOLI E PARCO DEI RENAI

ANTEPRIMA STAMPA: 1 SETTEMBRE 2016 ORE 11:00
INAUGURAZIONE: 3 SETTEMBRE 2016

Si può collegare la storia geologica del territorio di Signa con quella del bacino lacustre di
Firenze: una conca pianeggiante, racchiusa da un anello continuo di colline, attraversata dal
fiume Arno che vi s’immetteva e ne usciva attraverso due stretti passaggi: ad est la stretta
fenditura dell'Incisa e ad ovest la gola della Gonfolina.
Proprio attraverso il fiume Arno arrivarono dapprima gli Etruschi, insediatisi nella vicina
Artimino, ed in seguito i Romani. Infatti reperti di queste due civiltà sono stati ritrovati durante
le escavazioni di materiali per l'edilizia dai Renai di Signa.

Il ponte sull’Arno ha costituito da sempre l’elemento peculiare della comunità, servendo da
punto nodale di itinerari e viaggi che collegavano varie ed importanti aree. Per molto tempo fu
anche l’unica via di collegamento fra Firenze e Pisa.
Il congiungimento delle due sponde portò scambio di merci e nascita del porto fluviale che
collegava la marinara Pisa con il territorio interno.
Signa divenne così un centro commerciale importante e adottò il ponte come stemma della
comunità. L’attività portuale continuò dal XIV secolo fino alla costruzione della ferrovia
“Leopolda” (1848).

Grandi iniziative commerciali di successo hanno lasciato un’impronta profonda sul tessuto
economico/sociale del territorio.
Nelle piagge della “Bianca” nacque un nuovo modo di coltivare e lavorare la paglia da intreccio
(1714) con la quale venivano fatti i famosi cappelli di paglia di Firenze.

Proprio l’Opificio Michelagnoli sarà sala espositiva per artisti contemporanei che con il fiume
si confronteranno.
Diverse eppure dialoganti fra loro ed il fiume, le opere esposte esprimono la complessità del
tema trattato. Niente di scontato, ogni tassello di creatività e ingegno ha spazio in questo
ampio progetto di riscoperta/rinascita del territorio.
Per Giuseppe Cabras, Robert Gligorov, Aroldo Marinai, Luca Matti, Roberto Pupi, Paolo
Staccioli, Tayu Vlietstra e Duccio Ricciardelli, Carlo Valentini
-artisti che esporranno in
questo spazio- esprime il desiderio che la memoria degli anni di lavoro, di fatica, di vita, di
sviluppo rimanga viva

LUCE D’ARNO si rivela così: una rassegna impegnativa di approfondimento e capace di offrire
attraverso la varietà delle opere esposte la spinta per avviare la costruzione di un laboratorio
ideale per tutto il bacino geologico sociale e antropico del fiume.

 

 

STIA – Museo dell’Arte della Lana


dall’ 8 al 16 Ottobre 2016 (inaugurazione 8 Ottobre ore 11,30)

Dopo il successo di SIGNA la rassegna LUCE D’ARNO approda a STIA; naturalmente è un percorso controcorrente, quindi approdo complesso e faticoso anche se il luogo espositivo ne vale la pena.
“Per mezza Toscana si spazia / un fiumicel che nasce in Falterona / e cento miglia di corso nol sazia”. Con le parole del Poeta introduciamo Stia. Il borgo è collocato alla confluenza tra il fiumicel dantesco e il suo primo affluente di sinistra, il torrente Staggia. Sorse qui il primo nucleo di quello che sarebbe divenuto in futuro il centro storico del paese.

Nell’ottocento il comune ebbe un grande sviluppo grazie alla lavorazione della lana, che portò Stia ad essere un centro produttivo importante: è qui, infatti, che nacque il celebre Panno Casentino. Nei primi anni del 1900 erano quasi cinquecento gli operai impiegati dal Lanificio Luigi e Simonetta Lombard.
Mirabile esempio di archeologia industriale, il polo culturale ha ripreso vita come Centro di diffusione della cultura tessile del territorio e punto nodale dell’ Ecomuseo del Casentino.
Oggi lo stabilimento sede del Museo dell’Arte della Lana, ospiterà la rassegna LUCE D’ARNO.

Rispetto alla mostra di Signa nuovi artisti hanno aderito e arricchito il progetto ed esporranno opere inedite create appositamente. Quindi avremo modo di vedere le opere di: Angelo Barone, Giuseppe Biagi, Giuseppe Cabras, Federico Cacciapaglia, Luca de Silva, Paolo Fabiani, Robert Gligorov, Aroldo Marinai, Andrea Marini, Paolo Masi, Luca Matti, Roberto Pupi, Mariateresa Sartori, Paolo Staccioli, Tayu Vlietstra con Duccio Ricciardelli, Stefano Turrini, Carlo Valentini. Tutti questi artisti si misureranno con un luogo particolare e di non facile interpretazione, ma l’associazione tra creatività e luogo ha dato origine ad un racconto per immagini particolarmente affascinante.

Scandagliare la ricerca di Angelo Barone significa considerare le nozioni di complessità ed essenzialità come fattori complementari e non opposti.
“ Spoils” Spoglie che l’artista completerà in loco, ha un andamento orizzontale, si sviluppa per strati, sedimentazioni, sovrapposizioni di tanti oggetti trascinati dall’acqua che hanno un colore ed un odore di muffa. È una grande architettura stratificata dove alla causalità degli eventi si oppongono per affioramento forme finite, riflettute, progettate, quasi a volere domare il divenire naturale.
A sovrastare questa visione, una serie di forme che alludono ad una architettura contemporanea, elementi ordinatori, figli di uno stile, di un luogo umanizzato, non altro che spoglie che il tempo uniformerà a tutto ciò che le ha precedute.

Giuseppe Biagi
Nelle sue opere, importanti tele, gesto, disegno e pittura si penetrano per “ cogliere e approfondire gli aspetti psicologici dei soggetti…” l’artista scava il personaggio per “…farne risaltare la temperatura emotiva”. Anonimi corpi pieni di sogni ed emozioni vagano nelle sue opere incrociandosi senza riconoscersi e senza svelarsi. Vite parallele che lo sguardo del pittore cattura per imprimere loro esistenza e comprensione.

 

Luca de Silva
presenterà una installazione che trasla in opera il suo rapporto personale con il fiume Arno, un rapporto visivo ed emotivo. Così l’artista descrive la sua ispirazione creativa: “ ho camminato molto lungo l’Arno, ho fatto molte foto, mi sono seduto sulla pescaia di Rovezzano a cercare di percepire attraverso il suono dell’acqua e i riflessi della luce l’energia della vita che scorre in un percorso che ha un inizio e una fine. Lungo questo percorso il fiume esprime infinite testimonianze e rapporti sia con la natura che con l’essere umano. L’Arno nel passato è stato fonte di lavoro: la pesca, il trasporto del legname dalle foreste casentinesi, i renaioli ecc. Nella mia percezione invece, l’Arno, l’acqua, il fiume, rimandano ad una simbologia legata al sogno emotivo di una navigazione immaginativa. Il progetto tenta di esprimere visivamente questa immaginazione attraverso una installazione con materiali diversi che rimandano al fiume e alla capacità di far sognare un viaggio interiore”.

Paolo Fabiani
Artista Stiano, espone un’opera in bronzo, forex, acqua e pompa da acquario.
Con queste parole l’artista descrive se stesso e la sua opera“ La città ideale”.
Lì nella mia terra si possono trovare i sette tipi di gioielli, dissetarsi e bagnarsi alle fontane di marmo e di alabastro. Ogni strada o vicolo porta al centro della città dove si riuniscono al mattino persone provenienti anche da altrove. Lì nella mia terra le persone sono a proprio agio e in ogni giardino fioriscono fiori di mandarava, bambini giocano nella piazza all’ombra del grande albero di carrube e l’acqua cristallina scorre, attraversando da est a ovest l’intero abitato che si snoda articolandosi sulle rive acquose.

Robert Gligorov
“L’ansia di meravigliare e sorprendere percorre tutte le immagini create da Gligorov . Ogni sua opera si configura come trappola dello sguardo e luogo di stupore, tentazione per una fantasia che ha ormai esaurito le possibilità dell’esistente e richiede stimoli ed accelerazioni sempre nuovi, spiazzamenti e sconfinamenti continui rispetto al quotidiano. Davanti a una società inabissata in una specie di paralisi emozionale, di assuefazione a forme di comunicazione visiva sempre più estreme e sofisticate” (Cristiana Perrella –Mr. Hulk, Orange Face e altre strane storie, 2007). Per questa mostra l’artista risolve il tema del fiume e dello scorrere del tempo attraverso immagini fotografiche forti e spesso drammatiche e destabilizzanti esponendo un’opera di grande formato, la mirabile “Stars watcher”. L’immagine, in stampa lambda su alluminio, attira l’attenzione per l’atemporalità e l’estraniazione contestuale. Nella rappresentazione quel corpo splendido, che si lascia cullare dall’impercettibile movimento dell’acqua, sembra abbracciato dalla morte, ma una morte dolce, accattivante che asporta via tensioni, vesti e vestigia.

Aroldo Marinai
In questo luogo segnato dal tempo, ma ancora pregno di presenze l’artista esporrà la sua personale e privatissima collezione dei lavori grafici e pittorici di molti amici. Lavori raccolti in tempi diversi lungo una quarantina d’anni di frequentazioni e di scambi d’esperienze, selezionati in “ Pescaia dei pittori” che fa da guida alla mostra. “Purtroppo alcuni di questi amici pittori non sono più con noi, è un peccato, ma di loro restano ricordi e opere” afferma Marinai che presenta anche alcuni suoi lavori, tele di grandi dimensioni, in cui il fiume è il tema ricorrente.
Sono tutti ispirati da una teletta dipinta dalla madre da ragazza e costituiscono l’immaginaria “pescaia“ che raccoglie quelle memorie che egli considera fondanti.

Andrea Marini considera l’opera come “un organismo vivente”, un oggetto non del tutto risolto nella sua configurazione ma colto in uno stato di crescita, di cambiamento.
Nelle opere esposte “Vena” e “Flussi” “ciò che vedi è ciò che immagini”, contrariamente a quanto enunciato a suo tempo da Frank Stella “ciò che vedi e ciò che vedi”
Altro aspetto rilevante della ricerca dell’artista è l’esigenza di creare un “nuovo mondo” dove il confine tra il reale e il fantastico è molto labile, elaborare cioè una nuova naturalità o meglio una natura innaturale che coinvolgendo il mondo vegetale ma anche quello zoomorfo e antropomorfo è costretta a scegliere un codice di vita alternativo. In “Vena”, pensata per l’occasione, la sottile struttura costituita da tubi di alluminio vuole evocare un immaginario percorso acqueo nel suo sviluppo dalla sorgente alla foce, una traccia luminosa che si articola nello spazio, un flusso di energia , una presenza vitale, una riflessione sull’importanza e la necessità di tutelare, conservare, raccogliere un bene prezioso.

Paolo Masi
un maestro dell’arte contemporanea, un passato nella storia dell’arte italiana, un presente prestigioso e internazionale. Fin dagli anni cinquanta partecipa a quella elaborazione sperimentale di nuove tendenze artistiche che a Firenze si caratterizzerà come frattura profonda e mai più rimarginabile nei confronti del passato. Una liberazione dai canoni del formalismo e da ogni tipo di accademismo perseguita con intensità e coerenza, che in Paolo Masi passerà dalle iniziali esperienze della pittura informale e dall’astrattismo concreto a un’attività articolata, complessa e diversificata sul piano tecnico linguistico. La recente serie di plexiglas “Trasparenze” iniziata nel 2000, dipinta con la tecnica della vernice spray, suggella l’incessante evoluzione sperimentale del suo lavoro.
A Stia costruirà un’opera che richiama riflessi e trasparenze sull’acqua. Il materiale usato e costituito da una superficie specchiante sulla quale l’artista dipingerà e giocherà sulla luce simulando trasparenze acquee e creando disorientamento visivo-sensuale.

Luca Matti
con l’installazione “Per Infiniti Diversi Moti” accoglierà il visitatore sul piazzale dove si affacciano i corpi di fabbrica ottocenteschi, appunto archeologia industriale di altissimo valore architettonico e storico, fatti costruire da Luigi Lombard, illuminato industriale del settore laniero.
L’opera scaturisce dall’idea di raffigurare le dinamiche di un vortice e la formazione di un’onda. Attraverso l’assemblaggio di tubi di polietilene, originariamente destinati proprio a incanalare l’acqua, l’artista crea una composizione circolare – apparentemente semplicissima ma alla fine concettualmente ricchissima - che si fa più intricata e vorticosa nella parte centrale, innalzandosi come il ricciolo di un’onda. Proprio il formarsi dell’onda è intrinseco nel titolo, una frase estrapolata dalla descrizione del moto delle acque di Leonardo da Vinci.

Roberto Pupi
con “La corrente del fiume non può portare con sé le nuvole che si specchiano, ha conosciuto una libertà più grande della sua” (Fabrizio Caramagna) Pupi ci accoglie con due alberi costruiti con 300 stampe fotografiche su PVC sagomate in modo da formare grandi tronchi di cono. Pupi sottolinea come la sua opera, molto leggera e mossa da un lieve flusso di aria, faccia pensare alla corrente del fiume e al vibrare del fogliame sulla riva. “I due alberi costituiscono tentativi diversi di percezione complessa della realtà registrata con la fotografia” (Pietro Gaglianò).

Paolo Staccioli
Mette a guardia del fiume un “Guerriero” in ceramica a lustro che sembra presidiare il territorio.
Scultura elegante, ad altezza d’uomo, porta nelle nuances di colore e nella rappresentazione iconica a qualcosa di lontano nel tempo. Fuggito dai grandi fiumi della Mesopotamia approda sull’Arno e ne carpisce i colori. Azzurri come il cielo d’estate , verdi e cangianti come le acque che scorrono. Testimone di una storia che si ripete lontana e vicina fra popoli, in luoghi e secoli diversi.
Accompagna il guerriero la scultura “I Bagnanti” creata per l’occasione. Un aspetto dell’Arno visto come possibilità di piacere e di vacanza.

Stefano Turrini
Col titolo “Macchina Semplice” presenta l’omaggio a una terra , alla tradizione lavorativa e a una cultura a cui è molto legato. L’installazione è composta da un contenitore di plexiglas, da sassi del vicino fiume Staggia, da acqua nera, da pali di castagno e da Panno di Casentino bianco. Un contenitore trasparente è riempito fino a metà di liquido nero, i pali di castagno sono appoggiati dentro il contenitore e sporgono dal lato più basso. Il panno è appoggiato - ridotto a strisce - sui pali e immerso nel liquido nero da un lato e adagiato sul pavimento sull’altro.
Escluso per il plexiglas l’artista ha usato tutti materiali locali per costruire una pseudomacchina dalla quale non dobbiamo aspettarci alcuna funzione se non quella della parziale risalita, per capillarità, del liquido nero nelle fibre di lana bianca del Panno del Casentino.

Gli scatti inediti di Carlo Valentini e Giuseppe Cabras esplorano rispettivamente spazi naturali o immaginifici e personaggi che quegli spazi hanno attraversato e attraversano.
Il progetto dei due fotoreporter è un racconto che intreccia natura, paesaggio, umanità. Mentre Valentini espone fotografie “assolute” di un paesaggio antropizzato senza umanità presente, Cabras concentra l’attenzione sul personaggio. Nasce cosi la collaborazione dialettica tra le potenti immagini esposte (in bianco e nero). In “San Pietro a Grado” di Carlo Valentini si scorgono stanziali manufatti umani. Con un ossimoro si può affermare che essi agiscono senza movimento. Sono testimoni muti di presenze, le bilance da pesca si protendono verso le calme acque del fiume. Testimone muto anche il filare a fuga degli alberi verso la foce . Testimone muto un cielo grigio, impassibile agli eventi sottostanti. Giuseppe Cabras concentra l’attenzione sul personaggio, con sguardo da vero cronista coglie l’attimo, sia esso simbolico poetico o ironico.

Nella sezione Videoarte annoveriamo i racconti di Federico Cacciapaglia e Mariateresa Sartori.

Federico Cacciapaglia, giovane fumettista filosofeggiante proietterà “La notte e il giorno del fiume” che ci racconta l’avventuroso percorso dell’Arno. L’artista fraseggia tra paradosso e alterità dell’IO.
Nel suo mondo si entra attraverso una red door. Un’apertura sulla sua creatività che ci porta nella “realtà” di Acquaspazio, in cui nuotare e galleggiare sono i nuovi principi cinetici, la cui natura è ancora sconosciuta. Una dimensione che scaturisce dal vortice causato dall’attrito tra realtà e sogno. Cadendo in questa dimensione tutto è possibile e le scoperte sono continue.

Mariateresa Sartori “Da anni con calma e determinazione conduce un lavoro che tecnicamente si centra sul video ma che non si arena all’interno di questo lessico. Il filo conduttore di opere anche molto diverse è anzitutto la loro capacità di raccontare delle storie e oscillare tra il microevento e un afflato epico” (Angela Vettese).
Il video che presenta a Stia “Il principio idraulico o di costanza” fa riferimento alla psicanalisi, cioè alla teoria della libido, per la quale Freud fa uso di una terminologia legata ai liquidi. Si parla di deflusso, scarica, serbatoio, canalizzazione… Mentre la voce narrante racconta in tono didattico ciò che accade a livello psichico, le immagini scorrono su esperimenti scientifici relativi ai liquidi ripresi in veri laboratori di fisica e chimica. Lavoro concettuale di rara intensità e raffinatezza.

Per gentile concessione dell’Ecomuseo del Casentino, Tayu Vlietstra e Duccio Ricciardelli avranno a disposizione, nel Museo Del Bosco di Stia, una vera piccola sala cinematografica, dove proietteranno “Maldarno log line”, omaggio al fiume e alla città di Firenze.
“Città che nel fluire dell’acqua fa nascere e sviluppare i dialoghi e le dinamiche tra varie generazioni di fiorentini: ritratto filmico di uno stato dell’anima tra storia e sentimento”.

 

Luce D’Arno si configura dunque come uno studio seminale di un “cammino lungo il fiume” che tocchi ogni aspetto delle possibili interazioni, dall’utilizzo energetico a quello estetico volto alla produzione di materiali utili ai più svariati approfondimenti”.
Ci auguriamo che attraverso le opere esposte si avvii la costruzione di un laboratorio ideale in collaborazione con Ecomuseo del Casentino, per tutto il bacino geologico sociale e antropico del fiume.

CON IL PATROCINIO:

REGIONE TOSCANA, COMUNE DI SIGNA, COMUNE DI PRATOVECCHIO-STIA, COMUNE DI FIESOLE


IN COLLABORAZIONE CON:

ASSOCIAZIONE LP PISA – CLAUDIO NARDI & ASSOCIATI (Firenze)– FRITTELLI ARTE CONTEMPORANEA ( Firenze)

GALLERIA PACK (Milano) GALLERIA DIE GALLERIA MAUER ( Prato)


MEDIA PARTNER:

MYMOVIES.IT, QUALE ENERGIA


SPONSOR TECNICI:

ADFUTURA, CRAZYBIT

 

Mulino dell'Ellera, Compiobbi (Fiesole)

INAUGURAZIONE: sabato 29 Ottobre, ore 15:00

Giuseppe Cabras * Luca de Silva * Aroldo Marinai * Franco Marinai * Paolo Masi * Luca Matti * Donatella Mei * Roberto Pupi * Paolo Staccioli * Tayu Vlietstra con Duccio Ricciardelli * Stefano Turrini * Carlo Valentini

Circolo Ricreativo Murri - Via Aretina 308 - Ellera (Fiesole):
Ore 15:30 Dialoghi intorno all'Arno partecipano Berlinghiero Buonarroti, Giovanni Menduni, Claudio Nardi.
Ore 18:00 proiezione del video Maldarno di Tayu Vliestra e Duccio Ricciardelli

Dal 29 Ottobre al 6 Novembre 2016

 

 

Patrocinio al progetto "Luce d'Arno":


Regione Toscana, Comune di Signa, Comune di Pratovecchio-Stia, Comune di Fiesole
A cura di: Rosanna Tempestini Frizzi, La Corte Arte Contemporanea
Da una idea di: Carlo Valentini
In collaborazione con: Comune di Pisa * Galleria PACK, Milano * Frittelli Arte Contemporanea, Firenze
Associazione LP Pisa * Die Mauer - Arte contemporanea, Prato * Claudio Nardi & Associati * Associazione Ecomuseo del Casentino * Fondazione Luigi e Simonetta Lombardon

Media Partners: MyMovies * Quale Energia
Sponsor tecnici: ADFutura * CrazyBit * Watt studio * Associazione Ecomuseo del Casentino * Ristorante L'Acquacheta

 

UFFICIO STAMPA: DANIELA CRESTI - CRESTI.D@GMAIL.COM - TEL 346 4919398

 

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