COPERTONI

 

Non c'entra nulla ma del resto vabbeh se non sono Luca (non me ne vogliano) e quindi: questa luce in questo luogo, in questo punto -adesso dovrebbe essere in controluce- mi è venuta in mente, mi è tornata in mente, perché ho visto pochi giorni fa due stranissime corrispondenze, sicuramente casuali, due servizi di TG completamente diversi; in uno c'era un cronista del TG3 illuminato dal sole albanese, spietato: aveva proprio la faccia pietrificata dal sole, si leggeva tutto, e nell'altro invece, uno del TG 2, che in maniera incomprensibile tanto da pensare che fosse voluta -ma non lo poteva essere- perché comunque ci sarà stato un operatore, magari un albanese un attimo prima di diventare profugo, ma un operatore ci doveva essere non era un'inquadratura fissa, come da fuori il portale di una finestra in una piazza di Tirana , controluce, con la faccia completamente in ombra, della quale non si leggevano praticamente gli occhi, quindi era molto enigmatica questa... questa corrispondenza albanese, forse era anche la più... la più giusta. Questo ha poco a che vedere - prima dicevo nulla, diciamo poco- un po' ha a che vedere... ah! poi tutto questo parlato secondo me è intrascrivibile, così in-diretto, così ondivago, quindi irrilevante. La conoscenza con queste figure, con queste spoglie... diciamo con queste spoglie di figure, più figure di spoglie, di Luca Matti...gomme, copertoni di figura di spoglia... no, di spoglia di figura, ripeto, arriva come una suggestione, come una provocazione, vera, per me perché fuori da una conoscenza, da questa galleria dal nome ovviamente seducente, Spaziotempo, e con molto dubbio da parte mia, e in partenza conoscendo per ignoranza, per non pratica, per difficoltà ormai di legare voce e volto (parlando di cinema per televisione), il nome di un attore nuovo con la faccia, il titolo di un film con una scena, il nome di un artista, che non sia di quelli straconosciuti o personalmente più amati del tre, quattro, cinque, sei, settecento, novecento... Un artista. Ho molta difficoltà personale a classificare enciclopedicamente (l'enciclopedia un po' automatica, personale) o forse è la predilezione per un pittore come Elsheimer che fa pensare a questo morbo magnifico e terribile. Quindi non so, magari invece lo conoscevo... sicuramente no. E queste... queste figure che ho visto per la prima volta in fotografie, in diverse foto, poi ho visto...no, non ho ancora visto, ma quando voi vedrete, se vedrete questo video, l'avrò visto: avrò visto anche un video sull'installazione, sulla lavorazione, sulla produzione di esse, credo e quindi è un avvicinamento molto così...molto per gradi, in qualche modo molto iniziatico, a ritroso..., forse. Verso un'origine che poi è già un... così -neanche troppo derisoriamente- è già un resto invece, una origine che è già un esito, un detrito. Copertoni, gomme, riuso. Gomme ritorte, o meglio ri... ri-ricurve. E un'altra cosa che ho visto per la prima volta in questo sotterraneo, questa volta, dove, non per caso, c'erano questi quadri che vedo per la prima volta e che voi dov'è questa iconetta mia non vedete -sono di sotto- e che partono dal fantasma di quella... di quella spoglia di figura che avete di fronte -credo voltandovi... credo... voltandovi.
tu non ti volti [rivolto all'operatore n.d.c.]
No, mi piace che in questo sotterraneo ci sia questo pozzo...che
NON devi far vedere [rivolto all'operatore n.d.c.]
questo pozzo romano, l'acqua che affiora... così, m'impressiona. In questo momento, mentre tocco la balaustra protettiva, poi sotto c'è solo una piccola grata, sono emozionato perché volevo fare l'archeologo per molti anni, forse lo sto facendo ancora. Più che altro faccio sempre l'archeologo, su cose minute, su cose di oggi...anche in questo momento. E quindi per i motivi di ignoranza che ho appena detto e in più per una sorta di attitudine anche queste spoglie di figure di Luca Matti sono assolutamente un reperto...PER ME.
Credo che lo... lo siano in parte anche per... per Luca, e sapere che ha fatto poi questi quadri su alcune possibili torsioni ulteriori di queste figure mi fa pensare che lui stesso a quel punto le abbia considerate come un oggetto trovato, ritrovato, che si è trovato di fronte e quindi non il gioco volumi-spazio tridimensionale e invece pittura, diverse posture nello spazio, diverse torsioni o spiaccicamenti di uno stesso, come dire, archetipo. Ma invece una sorta di deriva da... da una cosa fatta ma soprattutto trovata; e sicuramente trovata, direi che l'elemento elementare: la gomma, la ruota...culturale elementare... infatti la gomma è stata già lavorata anche prima che la (:::) lavorasse l'artista. Ovviamente ha avuto un uso. Un uso che le conferisce non solo la sua povertà, povertà da arte Povera, ma invece una... ricchezza... una ricchezza culturale -la ricchezza poi che sappiamo essere dell'arte povera- ma non mi sembra arte povera perché poi questa... questa figura è così prepotentemente esibita nella sua spoglia di atleta, sembra un resto omerico, di atleti omerici, però senza più... senza più il bronzo ma con una sorta di bronzo di gomma, una plastica di gomma. E poi l'ultima cosa, mentre mi allontano per non perdere il treno, sono gli occhi... che se vi voltate non vedrete. Io non li ho visti per la prima volta qui, nelle foto non li notavo -con la luce... La cosa che più mi ha attratto, scontata la monumentalità nell'aspetto da armature appese in luogo medioevale, è stata proprio questa presenza degli occhi. Degli occhi, naturalmente, non visibili, senza bulbi, senza sguardo eppure, perfino in quelle più sado-maso -più velate- dove proprio s'intravede il bavaglio, dove l'incavo non è che accennato, lì improvvisamente, come attratto di colpo da questo, oltre la figura da quella fessura che non c'è...

Il treno non partiva, ero sfasato... m'inventavo un'ora illegale, pensavo che fossimo già all'una invece siamo a mezzogiorno. Quindi... quindi c'è tempo, possiamo continuare a non dire... posso continuare a non dire nulla, anzi possiamo: ci siete anche voi, c'è questo aggeggio [indica la videocamera] ora diventa quest'altro [con la mano indica il perimetro dello schermo] insomma quello lì [indica la videocamera] Mi hanno sorpreso, rispetto alle pochissime cose che ho visto fotografate -sempre immagini di immagini di Luca Matti-, mi hanno sorpreso queste rifigurazioni delle spoglie, con questa... beh con una starei per dire ovvia eco, per chi... per chi conosce appena i nomi capitali, per un'eco baconiana fortissima. Che qui, in questo luogo, in questo spazio su due piani, con sopra [indica l'alto],... di là [indica la parete alle spalle di chi guarda il monitor -n.d.c.] le spoglie, emoziona molto per questo ritorno al corporeo nel quadro, nel dipinto. Nel dipinto c'è un antropomorfismo ancora maggiore, ed è quasi un processo... da una parte un processo tipico di antropomorfizzazione addirittura primitiva del dato naturale, in questo caso è una ri-antropomorfizzazione di...-che orribile parola... anche il concetto ha una sua orrendità- di una cosa che è già così palesemente antropomorfa e così palesemente non fisica, non corporea. Devo dire che da tutto questo per me viene fuori un'aura molto concettuale, quest'assenza che diventa presenza fortissima di sguardo. Poi mi è venuto voglia di guardarli in faccia, mi attraevano fortissimamente nel volto queste figure. E l'altra questa... mancanza di corpo mentre invece si finge la postura monumentale. E qui invece abbiamo proprio la torsione baconiana del corpo, il movimento. Mentre nella tridimensionalità abbiamo un'assenza di movimento che poi la voglia di attaccarsi a questi arti di gomma spero che ci sia in voi come c'è stata in me... forse anche di tagliuzzare, accorciare, amputare, di... ma si, cambiarli di forma...(tanto questo abbiamo detto che lo mandiamo senza audio forse, no? quindi non c'è bisogno di riannodare) Tra l'altro fanno venire voglia anche di... di annodarli, di annodarli fra loro, mantenendogli una... una forma umanoide. Ah un'eco fortissima è quella dei film di fantascienza o di certi titoli ... di cinema povero, italiano, falso inglese, falso americano, c'è qualcosa, sembrano provenire anche di lì, da un'aria più Pop che Povera, a metà tra Pop e Povera e Sessanta, questa specie di opposto del Bibendum Michelin... in fondo di copertoni si tratta...o no? non sono copertoni... l'autore dice che sono copertoni. Copertoni ha sempre avuto questo suono mitico. Più che la gomma, la ruota vuota... Copertone è una ruota vuota, una ruota che sta in piedi male, che rotola male, che appunto può afflosciarsi. Che conserva questo 'copertone', quest'aria come da 'oscurantismo', mitologica... il copertone - mi piace...

A fine dicembre lo spettacolo... anche quello è già una cosa e allo stesso tempo diventerà un'altra cosa, cioè un film... lo spettacolo di Mario Martone de I Sette a Tebe , una delle tragedie più alte ed enigmatiche anche se ha una trama così chiara... Ecco cosa era, anche se è uscito adesso... una suggestione, una eco forte era questa 'settità' di queste figure mitiche, tragiche che nello spettacolo di Martone sono - evidentemente, dato un po' il contesto, che sarà poi quello del film, che è poi il tentativo di fare uno spettacolo a, su Sarajevo - assumono questo legame fortissimo con un'attualità che è già inattuale in questo momento, fortunatamente lo assumono, semmai, in questo senso... E questi sette, non so, forse scelto come numero per la forza e l'intensità (...) Però questo sette di nuovo... prima ho parlato di armature medioevali, ovviamente è il contrario... se si vuole sono meno di un corpo, però di ampiezza monumentale, come un interno rovesciato. E poi quest'aura mitica, greca, riproiettata, mi ricorda un'altra cosa che ho già visto. Ma.. mi piace come queste figure che ormai, girando qui, non posso che dire - anche se non si può dire per un'ora - non posso che dire 'ricorrenti' di questi quadri... forse voi non li vedrete, forse saranno un po' diversi... altri... Si, dovrebbero essere sette, 'altri sette sotto', che fa quattordici... ma è meno bello... Del resto, questi eroi di tragedia ci arrivano non col 'tutto tondo' della scena, illusorio tutto tondo della scena, che fu... ma ci arrivano come spoglie. Non disseccati, spoglie. Spoglie... diciamo che (così come in gran parte della tragedia, questi computer), questi corpi di tragedia ci arrivano come lasciati alle intemperie... quei corpi che un'Antigone invece vorrà seppellire. Si, sono spoglie (...) E allora queste sono vestigia di teatro classico, che sono di tragedia... greca...

Enrico Ghezzi
(trascrizione dal video per catalogo mostra personale)

"NIENTE E'PIU' COME PRIMA"

Centro d'Arte SPAZIOTEMPO

Firenze 1997

 


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