NUOVIMONDI. Nuovi dei
di Cinzia Compalati

Grattacieli assiepati  – quasi germogliati l’uno dall’altro – sono l’habitat  – ormai naturale – di un’alienata umanità operaia che ‘nutre’ la città con il suo incessante lavoro, turnificato in squadre, per una produzione intensiva. Questa la prima scena di Metropolis (1927), capolavoro cinematografico di Fritz Lang, inconsapevole prologo all’opera di Luca Matti.
Se però ‘l’umano’ in Lang sopravvive almeno nella classe benestante, in Matti tutto è perduto e solo le piccole finestre – quasi feritoie – degli suoi edifici sono prova della conservazione della specie.
Globalizzazione, sfruttamento, risorse, ambiente, petrolio sono il vademecum per leggere Nuovimondi, l’ultima serie dell’artista realizzata tra il 2011 e il 2012. Chiude il cerchio di studi iniziati negli anni Novanta in cui via via l’uomo – sempre più attonito, isolato e quasi acefalo –  va scomparendo per lasciare il posto a oggetti di consumo prima, a figure zoomorfe poi ed infine a sterili edifici. In un’atmosfera sospesa e asfittica, quasi congelata, di fronte ai nostri occhi si dipana un ‘affollato deserto’ di cemento.
Un alveare fitto fitto in cui l’uomo vive – o meglio sopravvive – come in gabbia, in cattività, miracolosamente sopravvissuto a un evento apocalittico (o a un’autodistruzione?) dove – come in Blade Runner – il sole non è più visibile perché coperto da una grigia e fitta coltre.
Inedita anche la geografia fisico-politica che prende forma nelle sue mappe: la deriva dei continenti fa retrofront per lasciare spazio a una ‘panagea’ di territori sovra-urbanizzati, protesi di città che si gettano in mare, un nero ‘brodo primordiale’ di petrolio. Infatti se è vero che dalla Luna è visibile solo la Muraglia cinese, nel mondo di Matti si vedrebbe un’unica, lunga, enorme ‘muraglia’ di edifici – senza soluzione di continuità – che attraversa tutte le terre emerse.
Ne nasce un nuovo universo fisico e psichico nel quale facilmente – attraverso la sua modalità di rappresentazione per così dire neo realista – attuiamo un naturale processo identificativo. L’artista riesce a far leva sul nostro immaginario collettivo attraverso l’utilizzo di segni, simboli, immagini condivise che ci rendono immediatamente parte del tutto.
Un forte senso di solitudine e spersonificazione sono gli unici sentimenti che aleggiano in questo mondo vuoto e sterile. Quello di Matti sembra un ultimo grido d’aiuto, gutturale, che proviene dal profondo. Chi di noi guardando i suoi lavori non si è chiesto a quale futuro faccia riferimento? È una visione futuribile, una premonizione, un futuro prossimo o è già l’oggi? Amara la risposta dell’artista che punta il dito verso le compagnie petrolifiche che stanno annichilendo il nostro pianeta per perseguire ragioni meramente economiche di fronte a una società passiva, succube e paralizzata.
Sensazione ancora più acuita dal suo tratto nervoso, espressionista e fumettistico al tempo stesso che da vita a un incubo gotico in bianco e nero. Sebbene spazi con disinvoltura tra generi e tecniche, in questa mostra al CAMeC è presente solo la pittura (e un video che le fa da corollario) e il pervasivo utilizzo del bitume – un derivato del petrolio – che accentua la drammaticità dei suoi lavori, scoria di un mondo cremato. Chiude l’esposizione un’installazione di volti – unico momento in cui Matti ci mette faccia a faccia con l’uomo come in uno specchio – seriali, perché realizzati con timbri, ma anche diafana immagine, quasi ologrammi, di noi stessi. Unica via di fuga suggerita: scappare.

Testo su catalogo mostra personale NUOVIMONDI, a cura di Marzia Ratti in collaborazione con Galleria Frittelli arte contemporanea. CAMeC, Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia. 30 Novembre 2012 - 10 Febbraio 2013

 

 


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