Pareti piene di blues, quadri e clip di Matti

 

L'ARTE di Luca Matti ha il respiro dolente di un blues. La malinconica fragilità di una perdita, di uno smarrimento che non conoscono tragedia o rabbia o negazione. Piuttosto grida sussurrate, disperazioni sospese nel vuoto di solitudini contemporanee e antiche, che l'oggi e i suoi ritmi, i suoi scenari, le sue assenze sottolineano coi colori del dramma, dell'implosione. Una personalissima visione del mondo e una altrettanto originale maniera di raccontarlo per istanti, brevi e intensissimi aforismi dell'anima, lampi di sguardi proiettati all'interno perché dall'esterno delle metropoli spopolate paiono in costante, necessaria fuga. È come se le sue creature dolcissimi mostri antropomorfi figli di una antica passione per fumetti, cinema e perdenti del trentottenne artista fiorentino trovassero ripiegandosi su se stessi dentro e fuor di metafora, anche nelle pose prevalenti dei grandi formati di Matti quel barlume di umanità residua capace di farli sopravvivere a isolamenti immani, distanze abissali, derive inevitabili. Spesso soli, i suoi uomini e le sue donne dai tratti baconiani tengono insieme i frammenti delle proprie vite in grandi stanze spoglie ma non inospitali, disseminate di dischi, costellate di grandi finestre, totemici elettrodomestici: la salvezza pare possibile solo dentro le cose e in ogni caso passa dal togliere, dal ridurre. Fuori un mondo grande e desertico, alto e distante, dove la folla di asettici grattacieli rimanda allo sgomento composto di Sironi e ai suoi desolati paesaggi urbani. Le opere di Matti in mostra da Spaziotempo (piazza Peruzzi 15r, 1013; 1619.30; fino all'8 giugno, info 055/218678) segnano un punto d'arrivo dell'opera di Matti e al tempo stesso paiono suggerire una ipotesi di futuro magari lontano dalla Firenze che gli è stata casa finora. La personalità complessa e originalissima di Matti, la sua capacità di distillare nelle tele la progettualità prolifica e penetrante delle geniali sculture di gomma riciclata, degli schizzi, dei bozzetti, rapidi nel tratto ed efficacissimi al tempo stesso, è come se chiedesse nuovi confronti, anche se non dà segni di stanchezza. Anzi non si pone limiti, o meglio li cerca e li lavora con l'inesausta passione di un mago artigiano e autodidatta, di un faber disposto a rinnovare la sua conoscenza delle cose e degli utensili. La prova più vistosa sta nelle irresistibili animazioni realizzate al computer da Matti, che dello strumento si è impossessato da solo, lui in principio così poco amico dell'hitech. Di errore in errore l'artista cui non sono mancati gli apprezzamenti della redazione di RaiSat e che ha in Enrico Ghezzi un fan di vecchia data ha trovato nel mezzo elettronico quel che gli serviva e l'ha piegato a un flusso di invenzioni narrative di rara qualità: avvincenti schegge, vere storie in un minuto aperte a più letture e comunque leggibili, una sorta di espansione formale e sostanziale dei suoi lavori a parete dove inquadrature, senso del racconto, colore (quasi assente nei quadri), sonorizzazioni si fondono in piccoli miracoli figli della fatica di cercare e cercarsi.

-Paolo Russo

su “La Repubblica”  Firenze del 11-05-02

 


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