Metropoli

 

In testa la città, nell’anima un frastuono assordante. Quel corpo è incapsulato nella più veloce delle metamorfosi. Impossibile tornare indietro.

Alienato in una macchina del tempo dai ritmi frenetici e indiavolati, l’individuo assiste inerme all’annullamento delle proprie emozioni, prima vittima predestinata del mostro roboante e terribile nel quale si è avvolto, innalzando spropositati pesanti pilastri di cemento, circuiti dove la velocità e il tempo giocano in competizione la loro partita.

È l’ironia estrema che Luca Matti porta ai massimi vertici di un linguaggio espressivo che trae le proprie origini dal fumetto, interiorizzando e innalzando al centro dell’universo gli incubi diurni dell’uomo globalizzato del terzo millennio.

Intrappolato, solo, al fianco di aliene creature omologate al loro irreversibile modus vivendi, egli stesso conduce nel vortice veloce del progresso tutto ciò che lo circonda. E in quell’irrefrenabile flusso continuo si disperde anche il valore del più piccolo dei gesti quotidiani.

Un oscuro paesaggio fantascientifico che non è sfondo, ma scena in primo piano. raccapricciante e impossibile. Presagio. Macchine corrono veloci sui circuiti delle metropoli e l’uomo percorre i chilometri dell’esistenza malinconico e vigile, assuefatto e fragile, inamidato e sterile alla propria potenziale grandezza. L’espressione del volto segnato sfuma nel grigiore della paranoia, quella pupilla triste, talvolta rabbiosa lancia frecce di fuoco. Pericolo. Un flash abbaglia gli occhi, svuota per un istante la mente. Osserva le immagini plasmate dalla coscienza. Grigio, nero, metallico, grave. È questo l’universo in cui ci immaginavamo di vivere?

Una spia luminosa si accende, sudano le mani, corre un tremito freddo lungo la schiena.  Sei consapevole che esiste una via d’uscita? O hai deciso di proseguire e oltrepassare i limiti del non ritorno?

Delirio di incomunicabilità, animaletti spettrali che assumono conformazioni inquietanti, copertoni di gomma, bianco, nero e argento. Materiali e colori dipingono il labirinto dell’inevitabile angoscia a forma di città. Con la malleabilità della gomma Luca Matti tridimensionalizza la coscienza e lancia un vigoroso grido d’allarme. Il disegno si trasforma. Tele di grandi dimensioni, bicromia di grigi. Palazzi e immagini prendono forma.

Il robot si ferma e osserva frastornato e stanco, le gambe semi paralizzate.

Riuscirà a muovere un passo, a indietreggiare per avanzare, a recuperare il sapore e il colore della propria vita? Intanto osserva immobile allo specchio la radiografia del mostro che è diventato…. anche le sue mani sembrano artigli e la sua testa annega in un’emicrania di ridondanti rumori, della velocità di cui si nutre, cieco e sordo alla normalità delle emozioni.

Cristina Olivieri

testo per mostra "Sketch-Book"

Dag Art Gallery, Livorno, 15-06-2002

 


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