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Luca Matti

Babele

 

a cura di

Sergio Risaliti

 

Galleria Frittelli arte contemporanea

17 novembre 2007 - 16 Febbraio 2008

 

Inaugurazione

sabato 17 novembre 2007 ore 18,00

 

orario: dal martedì al sabato 10:00-13:00  /  15:30 – 19:30

lunedì, domenica e festivi aperto su appuntamento

 

 

Comunicato stampa

 

Dopo alcuni anni dalla sua ultima apparizione, Luca Matti (Firenze, 1964) espone nuovamente a Firenze le sue opere su carta e tela, ancora caratterizzate da un uso del disegno a grafite prevalentemente in bianco e nero, e lavori pittorici ad olio o acrilico, sempre monocromi, che riproducono su diversa scala e altro registro la matrice originale che è sempre un disegno o il Disegno.

 

In occasione della mostra saranno presentati, inoltre, un video di recente produzione e alcune sculture inedite: strutture modulari ataviche, o, al contrario, pseudo-rinascimentali, realizzate usando tubi di plastica e camere d’aria, in un’ immagine disegnata che è sempre rigorosamente di colore nero. Le opere pittoriche, i disegni, le nuove narrazioni tecnologiche, le installazioni costruttiviste, saranno allestite nei diversi spazi della galleria a costruire un percorso concettuale di estremo rigore e ricercata espressività, in cui teatralità e iconicità collaborano a rinforzare la velocità comunicativa del segno e dei mezzi mediali. Il tutto a palesare fascinazione, emozione, vertigine e critica nei confronti della città diffusa (l’urbanizzazione planetaria) e della fine della storia dell’architettura (l’architetto moderno come deus ex machina). Fascinazione mista a stupore e terrore, qui restituita anche dalla serie di ritratti di celebri architetti che come cammei di un’enciclopedia visiva scorreranno con un tono magniloquente e spettrale lungo le pareti dello spazio espositivo.

 

Questo gruppo di ritratti selezionato appositamente per il progetto Babele, in realtà fa parte di un lavoro ‘in progress’ di più ampio respiro. Da tempo, Luca Matti sta ridisegnando a freddo i volti, noti e meno noti, dei maggiori architetti e costruttori di città del Novecento e del Duemila. Luca Matti ritrae a freddo, dicevamo, perché si basa su fotografie tratte da riviste, enciclopedia o dalla rete. Questa freddezza è però perturbata (a caldo) dal suo solito tratto di grafite e dall’uso del monocromo che simulando la fotografia il realtà incide con tratto personale quei volti su carte pregiate. Matti restituisce vitalità all’effige con segni e ombreggiature che dichiarano il suo amore per certa ritrattistica moderna (espressionistica) come per certa fotografia antropologica o per la grande maniera di Ingres e Holbein. Sono tutte effigi in bianco e nero (un monocromo che tende a tonalità brune, cenere, quasi seppiate) che ricordano busti antichi, medaglioni di uomini illustri come quelli sfoggiati nei palazzi principeschi di un tempo, bassorilievi di volti cinerei, oppure le serie di fotografie pseudo scientifiche scattate nella prima metà del Novecento da August Sander a Berlino. Quelle foto-ritratto apparse in un catalogo intitolato Antlitz der Zeit (Il volto del nostro tempo) e che l’autore definiva “immagini archetipe”. Foto-ritratto in cui assieme al distacco traspare quel sentimento nichilista ben definito da Susan Sontag nel suo celebre saggio Sulla Fotografia come proprio della crisi del ritratto classico, in cui al volto corrispondeva un’anima e una storia personale.

 

Nella parete di fondo campeggia, qual vero e proprio statement e dazebao, una tela  monumentale. Si tratta di un monocromo di circa venti metri, che genera anche il titolo della mostra: Babele. Una sorta di BIG BANG urbanistico e architettonico, ad un tempo incubo e riproduzione aerea di quello stato di cose evolute fino al parossismo e all’occlusione del vuoto, manifestazione immanente di quella cultura della congestione che Rem Koolhaas ha potentemente e cinicamente analizzato in Delirious New York. Il cantiere globale re-immaginato da Luca Matti, scaturisce da un punto originale e si estende a carciofo verso ogni periferia dell’universo, né più né meno del processo di creazione divina, di cui ricorda la vittoria della luce sulle tenebre, o di un processo evolutivo fisico-astronomico, il passaggio dal nulla del Caos gassoso al Big Bang dell’energia  fino all’espansione della materia e della luce in ogni dove. Ecco che poi, in questa delirante urbanizzazione del pianeta, si scopre la Babele di moltitudini, la grande mobilitazione infinita delle nuove società tribali, le tante politiche della soggettività ribelle che nel formicaio si oppongono all’IMPERO e alla fine della STORIA. Qui, deliranti e speranzose, le moltitudini si muovono sempre più fluide e compatte nei vicoli-interstizi di questo COSMO-URBANO dove cresce e si moltiplica all’infinito la BABELE di voci e di lingue, di storie e di narrazionI. È l’individuo allora che cerca di camminare sul mondo omologante dell’urbanizzazione imperialistica: è la sua iniziazione, la sua prova estrema che riconosciamo nel video proposto dall’artista, con una sceneggiatura drammatica che ricorda sia Kafka sia Borges, e con un segno, direbbe Rosalind Krauss, anacronistico, graficamente vicino alla espressività rapida e graffiante dei fumetti. Per salvarsi dal vuoto o dal tutto pieno, e redimersi dall’oblio indifferenziato della città diffusa e dell’universo dei consumi, l’uomo post-moderno deve saper saltare su blocchi di architettura e spazi vuoti, fuggendo la condizione d’angoscia a cui lo condannerebbe il delirio onnipotente dell’architettura nell’epoca dell’IMPERO.

 

 
 

 

animazione: zugzwang ritratti architetti immagini rassegna stampa

 

 

 

Frittelli Arte Contemporanea - via Val di Marina, 15 - 50127 Firenze

tel 055 410153 - fax 055 4377359

www.frittelliarte.it - info@frittelliarte.it

orario: mar - sab 10-13/15,30-19,30

17 novembre - 12 gennaio 2008


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