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PaRDeS

Laboratorio di Ricerca D’Arte Contemporanea                                                            Concerto d’Arte Contemporanea

Via Miranese 42 – 30035 Mirano (VE)                                                                                           Associazione Culturale

 

ROSETO DIALETTICO

Fenomenologia di un fiore

 

Progetto e mostra a cura di Maria Luisa Trevisan

 

25 aprile – 8 luglio 2007

 

Luogo: PaRDeS Laboratorio di Ricerca D’Arte Contemporanea, Via Miranese 42 – 30035 Mirano (VE)

 

Inaugurazione mercoledì 25 aprile 2007 ore 16 con annullo postale di M. V. Cavina e performances Rosa di Ruah e Rosotto di M. Catalani

 

Testi di Antonio Costanzo, Maria Luisa Trevisan

 

Allestimenti Tobia Ravà

 

Enti Promotori: Comuni di Mirano – Assessorato alla Cultura, PaRDeS – Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea e Concerto d’Arte Contemporanea

 

Patrocini: Provincia di Venezia, Comune di Mirano, Fondazione Bevilacqua La Masa-Venezia

 

Organizzazione PaRDeS e Concerto d’Arte Contemporanea in collaborazione con Francesca Giubilei

 

Edoardo Arengi, Daniella Bacigalupo, Donald Baechler, Huguette Blèzès, Marco Bolognesi, Corrado Bonomi, Enrica Borghi, Elena Brazzale, Alessandro Cardinale, Jessica Carroll, Sonia Casari, Massimo Catalani, Maria Vittoria Cavina, Franco Cimitan, Valeria Fano, Giulia Filippi, Roberto Fontanella, Omar Galliani, Franco Gazzarri, Cristina Gori, Pino Guzzonato, Fathi Hassan, Debora Hirsch, Abdallah Khaled, Jiri Kolar, Sirio Luginbühl, Dania Lupi, Luca Matti, Gianna Moise, Nino Ovan, Pain Azyme, Simone Pellegrini, Barbara Pelizzon, Rosanna Piccinin, Tobia Ravà, Maria Pia Fanna Roncoroni, Ruah, Nicolas Salis, Sarah Seidmann, Hana Silberstein, Francesco Stefanini, Claudia Steiner, Giulia Tosato, Cristina Treppo, Dany Vescovi, Cesare Vignato, Valerio Vivian, Stefano Zaratin, Zhou Zhi Wei

 

La mostra Roseto Dialettico si lega strettamente al luogo in quanto è realizzata nella barchessa di Villa Donà delle Rose, dove si coltivano rose, con le quali si fa la marmellata di rose, tè alle rose, cioccolata alle rose ed altre pietanze a base di rose.

Gli artisti saranno invitati a presentare un progetto sul tema che sarà visionato dagli organizzatori e se ritenuto adatto al tema e al luogo, sarà realizzato. Nello spazio interno saranno esposti i progetti, le sculture, i dipinti le fotografie e video, all’esterno nel parco della Barchessa, le installazioni ambientali.

 

Il tema della rosa affrontato in questa mostra si lega al periodo in cui le rose iniziano a fiorire ed al territorio in quanto nel Veneziano il 25 aprile si regala il "boccolo", ossia il bocciolo di rosa.

Il roseto è visto come giardino dell’Eden.  I Persiani chiamavano i loro giardini fioriti cinti da mura “pairidaezen”, termine che Senofonte grecizzò in “paràdeisos”, parola che si collega al nome dello spazio espositivo PaRDeS che vuol dire frutteto, in ebraico ed in farsi (persiano antico), da cui deriva la parola “paradiso”. PaRDeS rappresenta inoltre un acrostico per indicare i quattro livelli di lettura del testo biblico e in senso lato di tutti i testi letterari e artistici (l'opera d'arte vista come testo visivo). Ebraicamente le 4 letture del testo, presenti anche nel Talmud e nel Midrasch sono: letterale, deduttivo, induttivo e segreto. Le quattro chiavi di lettura rappresentano quattro diverse strade per avvicinarsi all'opera d'arte, quattro diversi piani di lettura, almeno uno dei quali possibili per ogni tipo di fruitore.

Raccolta e coltivata all’inizio per le sue proprietà terapeutiche, la sua presenza si è intrecciata alla vita dell’uomo, divenendo simbolo del sacro e del profano, manifestazione del gusto e del costume del tempo.

La rosa si è diffusa lungo i millenni in regioni molto lontane tra di loro. L’habitat naturale delle rose spontanee va dall’Europa all’Asia, ad esclusione delle zone artiche e tropicali. In Marocco, Algeria Tunisia crescono alcune rose indigene, e sugli altipiani etiopi la rosa moschata varietà abissinica. In Canada e Stati Uniti sono presenti rose spontanee, mentre la rosa montezumae scoperta da Humboldt si ritiene importata dagli spagnoli nel XVI secolo. Gli studiosi concordano nel ritenere che le rose di epoca preistorica avessero fiori semplici, composti da cinque petali. L’unica rosa conosciuta dotata di quattro petali è la Rosa sericea introdotta dall’Himalaya alla fine del XIX secolo, ma a volte si può trovare un fiore di Rosa canina con quattro petali. La rosa è presente in natura in circa 150 specie e varietà, ma solo un piccolo gruppo ha dato origine alla moltitudine di varietà attualmente in coltivazione: la rosa canina originaria dell’Europa; la rosa moschata dell’Europa meridionale, dell’India settentrionale e della Cina; la rosa phoenicia originaria del Medio Oriente; ma soprattutto la rosa gallica, originaria dell’Europa e del bacino del Mediterraneo. Quest’ultima, coltivata in Francia dopo il XIII secolo, diede vita ad una varietà orticola, la rosa gallica officinalis coltivata esclusivamente a scopo medicinale e dette origine alla rosa gallica versicolor, più conosciuta come rosa mundi. Da questa mutazione ebbe inizio la coltivazione delle rose anche a scopo ornamentale.

La rosa cinese fu importata in Europa alla fine del XVIII secolo e avviò una rivoluzione in quanto portò i preziosi geni del continuo rifiorire, ma attenuò i profumi e rese meno interessanti le forme[1].

 

La rosa è stata oggetto d’interesse non solo di botanici e naturalisti ma anche di intellettuali. In ambito culturale presenta infatti una miriade di collegamenti, ad esempio con la mitologia e la religione. Nel mito di Afrodite la rosa ha cinque petali, che richiamano le cinque punte della stella di Venere, ma anche il numero simbolico della tradizione pitagorica, a cui corrisponde lo sposalizio sacro tra cielo e terra  (hieros gamos), nella pittura rinascimentale e nelle epoche successive è l’attributo della dea e delle sue ancelle, le Tre Grazie. Nella cultura rinascimentale la rosa veniva paragonata a Venere per la sua bellezza e fragranza, e si usava tracciare un parallelo tra le sue spie e le ferite d’amore. Togliendosi una spina di rosa dal piede tinse con il suo sangue il fiore che divenne rosso. Nella tradizione cattolica la rosa è vista come “coppa che contiene il sangue di Cristo o corpo che accoglie la rugiada della redenzione” (Dacia Maraini, prefazione al libro di poesie di Dania Lupi, Medicamenta in rosa). Maria Vergine, è chiamata “rosa senza spine”, per la sua natura immacolata. Secondo una leggenda riferita da Sant’Ambrogio, la rosa non aveva avuto spine sino alla Caduta dell’uomo. Nella pittura italiana è presente l’iconografia della Madonna della Rosa, in cui la Vergine o il Bambino tengono in mano il fiore, e quello della Madonna del Roseto (soprattutto nel medioevo e nel rinascimento), con un cespuglio di rose alle spalle. La rosa rossa, colore del sangue, rappresenta il martirio, la bianca verginità, purezza. Santa Elisabetta d’Ungheria è raffigurata con rose in grembo; un cesto di rose e mele è l’attribuito di Santa Dorotea, che nella scena del martirio è sorvolata da alcuni angeli con ghirlande di rose. Dove cadono gocce di sangue di San Francesco d’Assisi spuntano le rose. Il rosario è un attributo di San Domenico e a volte di Santa Caterina da Siena. Può figurare nella natura morta allegorica[2]. Riferimenti alla rosa sono assai frequenti in storia, filosofia, letteratura, cinema e musica. Si veda “La Guerra delle due rose” in Inghilterra in cui le due fazioni inalberavano una rosa rossa (i Lancaster) e una rosa bianca (gli York), ma anche i templari, ecc., i Rosacroce, oppure la frase divenuta cifra linguistica della scrittrice statunitense Gertrude Stein “Una rosa è una rosa è una rosa è una rosa” ripetuta incessantemente destabilizza la linearità del discorso, e il racconto non racconta più nulla. Nel cinema: numerosi sono il films legati alla rosa: La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen, La Guerra dei Roses, Rosenstrasse, La rosa bianca, Le rose del deserto, di Mario Monicelli. In arte e architettura poi infiniti sono gli esempi che si potrebbero fare sulla rosa. Si pensi ad esempio ai rosoni delle cattedrali gotiche, ai pavimenti e alle rose nei soffitti a casettoni e a tutte quelle decorazioni che da questo fiore prendono spunto.

Ci sono quindi molti legami con questo fiore dai molteplici significati simbolici, inoltre molti artisti si sono ispirati e tuttora continuano a prendere spunto da questo fiore e colore,  simbolo di serenità d’animo e sollievo, femminilità, felicità e spensieratezza e semplicità, a volte anche superficialità.

Tiepolo ha usato un particolare punto di rosa da essere identificato come Rosa Tiepolo[3], che nessun colorificio riesce ad imitare, per non parlare poi delle raffigurazioni medievali, in particolare del tardo-gotico o gotico fiorito, in architetture e preziosi dipinti su tavola mostrano raffinatezze fiabesche e floreali, madonne, fanciulle e principesse, ma anche principi tra le rose (Pisanello, Ritratto di Lionello d’Este, 1441, tavola, 28 x 19. Bergamo Accademia di Carrara e dello stesso La Madonna della quaglia, tavola 67 x 43,5. Verona Museo di Castelvecchio.), di cui vi è poi una continuazione in età rinascimentale nella iconografia della Madonna del Roseto (ad esempio quella di Luca della Robbia, Madonna col Bambino, 1455-60, terracotta policroma invetriata, alt. 43. Firenze, Museo Nazionale del Bargello) o delle nature morte in cui gli artisti, in particolare gli olandesi del Seicento, mostrano le splendide qualità di rose allora di moda.

 

La rosa ha occupato un ruolo di primo piano nei giardini fin dall’antichità. I leggendari giardini pensili di Babilonia attribuiti alla regina Semiramide, ma fatti edificare da Nabucodonosor II (605- 562 a . C.), considerati una delle sette meraviglie del mondo antico, erano enormi terrazze coltivate a rose, viti, tamerici e melograni dedicati a Isthar, dea della fecondità.

L’origine del nome rosa è incerta; comunemente si ritiene che derivi dal greco rhodon da cui rododendron, “albero della rosa”,  altri lo fanno derivare da rota, “ruota”, per la forma circolare del fiore. Rodi è chiamata anche “isola delle rose”, in quanto uno dei primi luoghi di coltivazione della rosa nell’antichità. In numerose monete del V secolo a. C. compaiono rose a sei petali, a conferma del successo di tale attività.

Le più antiche testimonianze scritte sulle rose sono state scoperte a Ur, in  Caldea, nelle tombe reali.

Una delle raffigurazione più antiche della rosa pare sia quella emersa durante gli scavi del palazzo di Cnosso, effettuati dall’archeologo inglese Sir Arthur Evans, che portò alla luce tra i vari frammenti, un affresco detto “L’uccello blu” (Iraklion, Museo Archeologico), in cui compaiono delle rose.

In ebraico vi sono due parole per dire rosa: “vered” e “shoshana”, ma mentre “vered” indica sempre una rosa e non può essere qualche altro fiore, “shoshana”, senza la “he” finale può indicare anche “giglio”.

 

 

 

 

 

 

 

PaRDeS Laboratorio di Ricerca d’Arte Contemporanea e Concerto d’Arte Contemporanea www.cartec.supereva.it;

cartec@alice.it a. c. a. Maria Luisa Trevisan, via Miranese 42, 30035 Mirano (VE) tel./fax  041/5728366 cell. 349 1240891 e-mail marialuisa.trevisan@virgilio.it


 

[1] Sintesi tratta da Anna Maria Coi - Anna Maria Sgarabottolo, Quali rose per il terzo millennio, in “Le rose”, La Campanella Azienda Agricola, Cervarese S. Croce (Pd), Campodarsego (PD), pp.5-6

[2] James Hall, Dizionario dei soggetti e simboli nell’arte, Longanesi Milano 1983, p. 354

[3] Roberto Calasso, Rosa Tiepolo, Adelphi Milano 2006

 

 

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